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giovedì 11 aprile 2013

FUORISALONE IS THE PLACE TO BE.


Sempre in collaborazione con L'Intraprendente. Manco da dirlo.

Indizio: andate lì.


Il presenzialismo agonistico è lo sport preferito dai milanesi. Anzi. È quasi una religione.
Il FuoriSalone scatena la paura più recondita : quella di perdersi qualcosa. Restare fuori, essere escluso, non sono possibilità contemplate.
Il Milanese, per sua natura, è IN. E quindi passerà una settimana a rimbalzare da un’esibizione ad un temporary museum, da un aperitivo eco a un’installazione artsy. Nel timore che da qualche parte di Milano ci sia un’installazione più chic. Una mostra più esclusiva. Un cocktail party più trendy. Non sopravviverebbe all’umiliazione.

No, non aspettatevi da me una guida agli eventi. Sono troppi. Guardate su Facebook. Dai, non mi dire che non hai Facebook. Ma dove vivi, nelle caverne? Vabbè, vai in zona Porta Genova/Tortona e stai sicuro che un posto dove bere gratis lo trovi. E intanto che sorseggi il tuo champagnino gentilmente offerto da casa di design (da cui non comprerai mai niente, causa prezzi esorbitanti e scomodità atomica), datti un’occhiata intorno. Ammira la variopinta fauna.

Hipster, hipster dovunque. Un hipster è un rappresentante di una corrente culturale (l’Hipsterismo) che, a forza di rifiutare ciò che è comune e omologato, e cercando con tutte le sue forze di essere originale, finisce per omologarsi a sua volta ed essere esattamente uguale agli altri hipster. Massì, che ne avete già visti in giro, anche se non sapevate come si chiamavano. Segni distintivi: occhialoni con montature enormi, meglio se di stilisti emergenti che nessuno conosce. Capelli rasati ai lati e ciuffi che vanno da tutte le parti. Da non confondere con il crestino gellato di Al- Sharawi, che quello fa calciatore tamarro. Accessori fluo. Vestiti a caso come se li avesse scelti un cieco, in realtà selezionati con cura maniacale.

Esempi di Hipster.

Dato che sono una persona utile e vivo per servirvi, di seguito alcuni trucchi per riconoscere a colpo d'occhio la categoria sociologica del soggetto che state osservando:
  • Se ha i tacchi è italiana. Nessuna donna di altra nazionalità è così ciula da mettersi i trampoli sul pavè.
  • Se ha le perle alle orecchie è una milanese fighetta che vuole vivere il brivido dell'esperienza bohémien.
  • Se è uomo, è gay. All'80% di probabilità. Come ha detto ieri un mio amico: “Tesoro, qui le uniche persone etero sono le donne”. Desolazione.
  • Se ha con sé cartellette/plastici/planimetrie/eccetera è un creativo, e vuole che si sappia. “Che dici, si vede che sono un creativo se sventaglio fogli a caso urlando che sono il mio ultimo progetto?”
This is FuoriSalone. E non è necessario essere dei creativi per capire che questo, questa settimana, IS THE PLACE TO BE.

lunedì 22 ottobre 2012

Autunno E Altre Sfighe


Devo ammettere che l’autunno mi straccia un po’ meno le balle da quando ho scoperto di essere riccia. Oddio riccia, mossa, via.
Ma quando avevo il capello drittissssimo e la mia ambizione principale era essere scritturata come Pantène Protagonist dell’anno, allora sì che l’autunno mi sconvolgeva nell’animo.

Il mio primo pensiero la mattina era: “Piove? Oddio piove, ho fatto la piega ieri, mi verranno fuori quei riccioletti agghiaccianti e quei ciuffi indomabili che neanche col Super Attack.”
Che il peggio non è neanche la pioggia, la pioggia la affronti da donna a donna, la sfidi. Ci hai l’ombrello, ci hai il cappuccio da adagiare morbidamente sui capelli freschi di piega (morbidamente, eh, che poi mi si sminchia tutto l’ambaradan), malissimo che vada ci hai la piastra nella borsetta, perchè sai cara “ho i capelli lisci naturali, mi vengono così da soli”. BOOM, cazzata.

No.
Il peggio è LA NEBBIA MILANèS.
Tralascio il freddo nelle ossa, che neanche il Pinguino DeLonghi serve, tralascio la depressione cosmica da “No, madreh, altri sei mesi di buio pesto e freddo NOOOOOH”.
Quando pensavamo di aver debellato anche l’ultimo riccio a forza di piastrate e balsami cos-to-sis-si-mi; quando finalmente il liscio poteva assomigliare vagamente al liscio-morbidoesplendente-come-seta della pubblicità; quando, insomma, avevamo quasi raggiunto una forma umana…

…la nebbia infidamente si inzicca nelle intercapedini tra i capelli, si annida, si attorciglia, e regala il crespo alla Hermione Granger pre- Sleekeazy.
No, ma grazie, eh. Grazie.


Tipo così. Notare la faccia disperata e la spazzola irrimediabilmente aggrovigliata tra le chiome. Sì, ho dovuto tagliare qualche ciocca, anche, non fatemici pensare che piango ancora.

Un’altra attività che mi scartavetra l’utero con viuuulenza è LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE.
No, le castagne le odio. Ogni, Santo, Anno, in autunno c’è il simpaticone che puntualmente “DAAAI, questa domenica andiamo a raccogliere castagne!”. Entusiasmo immotivato.
Vacci tu a castagne. Io sto a casa a leggermi un bel libro.
Mi pungo coi ricci, mi vengono i geloni ai piedi, le caldarroste mi ustionano le dita … Cosa vorrebbe significare “Mettiti le scarpe da ginnastica?!?!”

Ennocell’ho, le scarpe da ginnastica. Puah le scarpe da ginnastica. Bleah proprio.

Jackie O’ non ne ha mai avuto bisogno, non vedo perchè dovrei averne io.
Di solito dopo questa tirata (ho lasciato fuori gli anatemi più creativi, sia mai che leggano dei minorenni) mi lasciano felicemente in pace spalmata sul mio divano, che è Cosa Buona E Giusta.
MA.
Dai, ammettiamolo, la Stagione del MALE non ha solo lati negativi. Forse.
Il CIBO, ad esempio.

Non so se succede a tutti, ma in Agosto solo vedere un’insalatina mi manda in ebollizione; il carpaccio mi accalda; il sushi poi, per carità! Sudore copiosissimo.
Appena la temperatura si abbassa, invece, il pensiero del cibo diventa non solo sopportabile, ma quasi piacevole… vabbè dai, siamo sincere. Diciamolo che la smettiamo di fare le ninfe dei boschi e ci abbuffiamo come facoceri, che è più vicino alla realtà.
Pizzoccheri, aumentate i miei trigliceridi! Vino rosso, alzami la pressione, così potrò morire cofana ma soddisfatta! Sì, sciatt, depositatevi nei miei cuscinetti adiposi, vi voglio tutti qui vicino a me!!
Morbegno in Cantina. Disciplina olimpica per alcolizzati. Notare il bicchiere al collo a mo' di San Bernardo.

O il RISCALDAMENTO.
Ciccio, ci sono meno 200 milioni di gradi fuori, gli orsi polari vanno in giro coi maglioni di lana spessi due dita, e tu accendi ancora la maledetta ARIA CONDIZIONATA PINGUINANTE?!?!
Il mio alveolo sinistro è in ipotermia, quando mi gela anche il destro chiedo la pensione di invalidità, sappilo.
ALZA ‘STO TERMOMETRO! Dai, che non ti fanno male le braccine a girare la rotella dall’altra parte, SU!

Ecco, un po’ di più… ancora un pochino… ok, trentacinque gradi sono una temperatura ottimale direi.
E nun t'azzardà ad abbassarlo, CHE TI VEDO!

Cappotto Sub Dued
Felpa H&M
Jeans Zara
E poi basta che mi deprimo a pensare quanto so' poraccia.