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martedì 1 luglio 2014

Zanzara immonda, IO TI MALEDICO

Notte. Interno di una casa milanese.

La Iaia se la ronfa beata quando un fastidioso ma persistente "zzzzzzzzzzzzzzzz" la strappa violentemente dalle braccia di Morfeo, interrompendo elucubrazioni oniriche in cui la vostra affezionata era:

- la fidanzata di Claudio Marchisio , ma anche
- Regina del Mondo Mondiale.

Primo pensiero: STRONZA ZANZARA ti odio ridammi il mio Marchisio E'MMMMIOH.

Secondo pensiero: STRONZA ZANZARA ridammi la mia corona di Regina del Mondo Mondiale che oltretutto mi stava anche benissimo.

Terzo pensiero: MUORI. Io ti stermino. Ti elimino. Ti uccido in modo così cruento che ci gireranno Hostel 4 mosquito edition. Nauseante parto delle più infime cloache milanesi. (Sì, lo so, ogni tanto mi faccio un po' trascinare con gli insulti).



La mia mano scatta fulminea.

SCIAAFFFFFFF!!!!

Dolore. Rincoglionimento. Umiliazione.

Mi sono autoinflitta il ceffone peggiore della mia vita, in piena faccia.

MA. La schifosa zanzara fetente SE NE VOLA VIA INCOLUME. La sento, la sento che ride a crepapelle alle mie spalle. Immaginatevela che si tiene la pancia con le zampine, guardandomi con aria di pietà mista a scherno.

Iaia 0 - Zanzara 10.000

Giuro che oggi compro una cisterna di DDT e TI FACCIO SECCA, immonda creatura. Sterminerò te, tutti i tuoi figli, e i figli dei tuoi figli.

IL MIO REGNO PER UNA BOTTE DI NAPALM!

(ah, per chi se lo stesse chiedendo, sì, ho ancora l'orecchio rosso dalla botta che mi sono data. Ma che vita di sconfitte)


giovedì 16 gennaio 2014

IL BURLESQUE NON è UN CORSO PER FARE LE BURLE

Sono magra. Magra che mi si vedono le costole. Magra che le mie ossa sono appuntite e i miei gomiti tagliano. Magra che una volta un barbone si è offerto di condividere la sua cena con me.

Magra, insomma.

Beh, gli uomini vogliono le modelle, direte voi, avrai fortuna col sesso forte.

Cazzate. Come dice il fidanzato di Bridget Jones “Gli uomini vogliono sederi talmente larghi da poterci parcheggiare una bicicletta”. No, non una bellissima immagine mentale, lo so, però rende l'idea. Il maschio vuole la ciccia. Roba da palpeggiare. Soprattutto, il maschio medio vuole LE TETTE.

I HAVEN'T GOT ANY TETTE, in compenso parlo un ottimo inglese maccheronico.

Uì, je suì Catrìn Deneuv...ehm...no, quella è un'altra lingua.

Vabbè.

Kate Moss è sexy solo in passerella. L'uomo vero italiano vuole la Valeriona Marini, bella buzzicona nostra, con tutte le sue forme prorompenti e la sua aria da bionda svenevole.

Per rimediare in parte alla mia mancanza di cellule grasse mi sono iscritta a un corso di Burlesque.

Sì, BURLESQUE.

Avete presente Dita Von Teese, la ex di Marilyn Manson, che emerge da una mega coppa di Martini vestita solo di paillettes?

Ecco, io non c'entro una mazza.
Io al massimo posso essere la ballerina in ultima fila che sbaglia i passi e arranca fuori tempo cercando di darsi un'aria da “Lo sto facendo apposta, che pensate”.

La mia maestra si chiama Miss Sophie Champagne. Ed è gnocca. Curvosa. Sexy. Gattina.
Bionda, ovvio, c'erano dubbi?

Questa è Miss Sophie Champagne. E scusate se è poco, eh.


Prima lezione. 

“Ragazze, oggi vi spiego i due passi base del Burlesque, il Bump&Grind e lo Shimmy Shake. Il secondo è facile, dovete solo scuotere le spalle e il seno!”
Manina timida (la mia) che si alza in fondo alla sala “Maestra, e per chi NON HA IL SENO?!?”
Risate generali.
Ehi, io mica stavo scherzando! Davvero non ce l'ho, il seno! Quando distribuivano le tette, io ero in fila per il cervell...ehm... la simpat... ehm... la pigrizia.
Sì, ho fatto un affarone, lo so.

Comunque. Miss Sophie avanza richieste ragionevoli, per essere una prima lezione.

“Prossima volta portate un vestitino con le spalline, calze di nylon e reggicalze.”

No, scusa, hai detto REGGICALZE?!?! Io non ce l'ho un reggicalze! Alla fine lei ha detto “biancheria da letto”, va bene lo stesso un pigiamone di flanella?

No non va bene. Comprati 'sto cavolo di reggicalze.

Evabbè. Vi risparmio i perculi della commessa del negozio di intimo, che mi guardava con compassione e l'aria da “Ma dove vivi, c'hai trent'anni e neanche un reggicalze, ma dove vuoi andare”.

Seconda lezione.

Miss Sophie spiega come indossare il reggicalze. Sì, la fai facile tu.

Iaia si contorce affannosamente sul pavimento lottando come Laocoonte col serpente/reggicalze. Miss Sophie, elegantemente, ride nascondendosi dietro la vezzosa manina (Miss Sophie doveva troppo nascere negli anni '60, è la reincarnazione di Marylin Monroe). Iaia – che è la reincarnazione magra di Ulag il Camionista Ucraino degli anni '80 - continua la sua guerra senza quartiere con l'infernale aggeggio.

Il Laocoonte, o "Iaia vs Reggicalze". Ha vinto il reggicalze, 3-0

Piccolo flashback. Avete presente quando al liceo vi facevano studiare tutte quelle astruse formule di fisica, e voi passavate un quarto del tempo a studiare e i rimanenti tre quarti a maledire il coglione che le aveva inventate (possano le sue ossa essere corrose dai vermi/poteva ciulare un po' di più invece che tormentare me/ ci credo che sua moglie non gliela dava a 'sto sfigato/ eccetera)?

Ecco, io ho avuto la stessa reazione coll'inventore del reggicalze. DEVI DA MORì MALE!!

Si fosse fermata al punto 1: Indossare il reggicalze, avrei potuto uscirne viva.

E invece.

Devi Indossare il Reggicalze, Attaccarci Le Calze, e Poi Toglierti Tutto Il Maledetto Ambaradan Volteggiando a Ritmo Di Musica, Mentre Ammicchi Maliziosamente Al Pubblico!

Sssì, certo. sì. Come no.

Volteggio a ritmo di musica. Check.
Mi tolgo il vestito. Check.
Ammicco maliziosamente. Check. (sembra che io abbia mal di denti, ma fatemelo passare come ammiccamento malizioso, dai, non siate formali)
Tolgo la prima calza. Check.
Sfracello sul pavimento. Check.
Mi sbuccio tutt'e due le ginocchia E un gomito. Check.
Vengo derisa. Check.

ET VOILà, superspumeggiante spettacolo di Burlesque con Miss Iaia l'Imbranè!

Le altre ragazze ondeggiano armoniosamente per la sala da ballo (alte, basse, magre, formose, di tutti i colori e di tutte le età, e anche tizie di Bulgària o giù di lì. Non è vero che il Burlesque non è per tutte. Semplicemente, non è per me).

Le altre ragazze del corso. Capite bene che io non c'entro una beneamata cippa.


E' stata una carriera breve e fulminante, ma io MI RITIRO.

E adesso, sfottetemi pure. Dai, lo so che morite dalla voglia.


Conclusione della mia carriera di Champagnina: mi sono divertita come una matta. Ho conosciuto un sacco di ragazze adorabili. E ho ri(scoperto) che io, in fondo, mi piaccio così. Perchè il Burlesque, è solo quello: essere sexy proprio perchè ti stai divertendo, e sei a tuo agio con te stessa, e hai voglia di trasmetterlo agli altri. È gioia di vivere pura.
No, non mi vedrete mai esibirmi su un palco coperta di piume e di lustrini.

Solo spettacoli privati, tra me e il mio specchio. (che se è disgustato, almeno se lo tiene per sè)


e Champagne Academy Of Burlesque Education: https://www.facebook.com/ChampagneAcademyBurlesqueEducation

Questa invece è la pagina delle Champagnine fighe, mica come me:

giovedì 12 dicembre 2013

PRINCIPESSE E BASTARDI - Storia di ordinaria follia

Le mie serate si possono riassumere più o meno con “Faccio cose, vedo gente”. Come tutta Milano. Oltre a fare cose, e vedere gente, ASCOLTO LA GENTE. Ascolto veramente quello che mi raccontano, non per dovere sociale.

Ieri una mia amica mi ha raccontato una storia da SANGUE – GHIACCIO – VENE.

Lei, che chiameremo Esmeralda: bella, giovane, simpatica, romantica farfalla sociale in cerca dell’amore vero.

Lui, che chiameremo GRANDISSIMO BASTARDO (GB, d’ora in poi), conosciuto una sera al Byblos. Bellodamorire e che sa di esserlo.

Si scrutano, si annusano, si piacciono. Lei gli lascia il numero; lui, come è giusto che sia, la chiama. Inizia tutto, come sempre, con un aperitivo (così se ti rompi le balle puoi svicolare senza imbarazzi). L’aperitivo si trasforma in cena. Lui è il principe azzurro. Intelligente, brillante, comprensivo.

Al primo appuntamento ne segue un secondo. Fino a qui, tutto normale (lei ha già gli occhi a cuoricino, in tutto questo).

Ma.

DISNEY, SAPPILO, IO TI ODIO PER AVERCI CREATO FALSE ASPETTATIVE SUGLI UOMINI!

Lui si rivela per quello che è.

*I dialoghi sono realmente accaduti, giuro che non sono un parto della mia mente

ORE DUE DI NOTTE
GB: “Beh quindi, che facciamo, andiamo da me?”
E: “Ma guarda, è il secondo appuntamento, per chi mi hai presa?”
GB: “Beh ti ho preso per una che ho conosciuto al Byblos, che pretendi? E comunque io sono abituato alle ragazze che mi si buttano addosso, ma mi hai visto?”
(PREEEEEGO?!?!)
E: “Prego?”
GB: “Senti, ti do tre opzioni: o vieni a casa con me, o ti strappo i vestiti qui, o scendi dalla macchina.”
E: “Io vedo un’opzione sola.”
GB: “Ciao, allora.” Prende il cappotto della donzella, lo getta fuori dalla macchina, e LA LASCIA Lì. IN MEZZO AL NULLA. Senza punti di riferimento, senza niente. (dietro la stazione Garibaldi, in un’anonima stradina laterale come ce ne sono mille a Milano)

La nostra Esmeralda trova un taxi e torna dalle sue amiche, traumatizzata.
(Ringraziamo Iddio che la nostra amica avesse soldi per pagarsi il taxi e un cellulare per chiamarlo e che il taxi sia arrivato in tempo per trovarla sana e salva)

EPILOGO

A Roaring Rampage of Revenge. Tiè.


Nei giorni successivi, le amiche di Esmeralda riincontrano il GB. VENDETTA TREMENDA VENDETTA

Insultare lo stronzo: fatto.
Schiaffeggiare lo stronzo: fatto.
Lavarlo con un cocktail: fatto.

Per caso ti abbiamo fatto fare una figura di fango davanti a tutta la discoteca? OPS.
(e se vieni svergognato al Byblos, fidati, nessuno se lo dimenticherà tanto presto. Goditi la figuraccia).


Detto questo,

QUESTA IO LA CHIAMO VIOLENZA SU UNA DONNA.

Violenza non è solo schiaffeggiare, non è solo insultare, o urlare, o minacciare. No. Violenza su una donna significa metterla in posizione di inferiorità, mettere a rischio la sua sicurezza, e soprattutto IGNORARLA COME ESSERE UMANO. Indipendentemente dal posto in cui hai conosciuto una persona, indipendentemente da come è vestita, indipendentemente dal suo lavoro, qualunque cosa sia o faccia UNA DONNA MERITA RISPETTO IN QUANTO ESSERE UMANO.

Io sono convinta che la maggior parte dei maschi che leggono non lascerebbero un cane da solo per strada di notte, figuriamoci una ragazza. C’è bisogno di fare campagne anti-abbandono femminile? Me scema, pensavo che fosse una cosa assodata che non si lasciano le fanciulle per strada, tu guarda come sono ingenua!

E NON MI DITE CHE è COLPA DI LEI, CHE è USCITA CON ‘STO CRETINO. Bisogna smetterla di dare alla vittima (sì, lei è una vittima) la colpa degli atti dell’aggressore.


VIOLENZA SULLE DONNE è ANCHE QUESTO.


lunedì 29 aprile 2013

I Benevoli Spiriti Superiori mi chiamano. Ma io non rispondo.

Per fortuna non sono l'unica pazza in giro. Se no mi preoccupavo.


 Sono mesi che guardo l'orologio e sono sempre le 11:11. O le 17:17. o le 21:21. Ultimamente abbiamo iniziato anche con la palindromia oraria. 14:41, 20:02, eccetera. Non è normale.
Quindi ho fatto ciò che tutte le persone-sane-di-mente-che-credono-di-star-impazzendo avrebbero fatto. L'ho googlato.
Sono approdata su siti pseudo-scientologiani (ma senza Tom Cuise, l'unico pregio di quella setta di squilibrati), che mi spiegavano con pazienza e amore che no, non sono pazza. Semplicemente degli Spiriti Superiori stanno cercando di mettersi in comunicazione con me tramite il mio orologio, per cambiare la mia vita e rendermi Regina del Mondo Mondiale. Ah, ok, adesso sì che sono tranquilla. Spiriti Superiori. Scema io che non ci sono arrivata da sola.

I settari mi comunicano inoltre che dovrei “Iniziare un cammino nella mia spiritualità”, ed “entrare in contatto con il mio Io interiore”. No, parliamone. L'unica cosa con cui voglio entrare in contatto è quella borsa di Bottega Veneta che ho visto in centro. Chissà poi perchè la commessa mi ha mandata via in malo modo. Le ditate sulla vetrina non erano poi così evidenti! Come sarebbe a dire che “Spavento le clienti”? Commessa cafona.

Bella, eh? E costa solo millemila milioni di Paperdollari. Praticamente regalata.

Ahem. Stavamo dicendo. Dovete capire che io ho una mandria di amiche iperattive. Lavoro, fidanzato, parrucchiere, cene, serate. Palestra. Tanta palestra. La più iperattiva delle mie amiche (bella, simpatica, bergamasca, non tace mai – beh, neanche io se è per questo, ma sorvoliamo) l'ho conosciuta a Pilates. E mentre a me bastano i miei tre quarti d'ora settimanali di attività fisica per sentirmi a posto con me stessa (oh, bene, ho fatto palestra, adesso però possiamo aperitivare?), lei frequenta anche lezioni di Yoga con entusiasmo. Seriamente, va anche ai seminari. Otto ore consecutive nella posizione dell'Indù Incazzato Perchè Ha Finito Le Sigarette.

Mi ha convinta a provare. Sai mai che entro in contatto con gli Spiriti Superiori.
Salutateee iiiilllll... Sooooleeeeee

L'insegnante sembra appena arrivata da un Ashram indiano. Sguardo verdissimo che proietta tutti i suoi Sette Chakra verso di noi povere villiche che non siamo ancora giunte all'Illuminazione.
Ma quando apre bocca ha la verve dell'annunciatrice di Trenord. Appassionante come un navigatore. Mo-no-to-no.

“Respiriiii profondiiii... rivolgeteee lo sguardooo verso l'internooo...”
'Ok, Iaia, fai la seria. Sguardo verso l'interno. Interiorizzati. Oh, guarda, la mia trachea! Non l'avevo mai vista da dentro!'
“Abbandonateviii alleee sensazioniii... rilassateviiii... sentiteeee il suooonooo del vostroooo respirooo...”
'Odio tutto questo. Voglio andarmene. Quando iniziamo a fare fatica, che mi devo da sfogà? Respira Iaia, respira.'
Nel frattempo, la vita della palestra si intromette prepotentemente nella pace della sala corsi * TUNZ TUNZ TUNZ PARAPARA TUNZ TUNZ *
'Molella! Che zarrata epica, da quanto non la sentivo! Il respiro Iaia. Non Molella. Il respiro, mannaggia.'
“Abbandonateee... tutteee... le tensioooniiii...”
'Caspita che fame. Ma avere fame fa parte delle tensioni di cui mi devo liberare? Fame, pussa via. Ok, non ho più fame. FAAAMEEE!'
“Adessooo... portateee il bracciooo destrooo dietro il sinistroooo... e toccatevii la puntaaa del nasooo con l'alluceee destrooo...”
'Toccarsi la punta del naso con l'alluce... aspetta. CHECCOSA? Oh tizia, tu hai dei problemi'
“In equilibrioooo sul pollicee... raggiungeteee la nucaaa.... con il talloneee sinistro...”
'Ce la posso fare. Pollice: check. Tallone sulla nuca: mmmgggghhhnnnbbb... ggrrgrhgrhrgh...'

Sì, certo. Facile.

BOOOOOOOM.
(questa sono io che rovino sul pavimento, aggrovigliata come il nodo di Gordio)

La maestra, con serafica imperturbabilità, guarda i miei contorcimenti da nasello nella rete: “Beehhh... per le principiantiiiii.. può essereeee difficoltosoooo...”

Difficoltoso? Difficoltoso TUA SORELLA!!

Tra lo yoga e il dentista senza anestesia, la seconda mi sembra un'alternativa di gran lunga preferibile. Con buona pace degli amorevoli Spiriti Superiori. Almeno avrò conservato tutte le tibie intatte, che ci sono affezionata, alle mie tibie.

Se vi è piaciuto l'articolo, mettete mi piace a Something Iaia's! Ogni giorno nuovi pezzi fashionpirla!

lunedì 22 aprile 2013

Studio sociologico-cazzeggiante delle Serate Milanesi



In collaborazione con L'Intraprendente

Sono solo io a pensare che ultimamente le classiche serate in discoteca stiano diventando noiose? Nessuno balla. Ti credo, i tacchi-a-spillo-con-plateau che la moda impone rendono difficile la deambulazione, figuriamoci le danze scomposte. E poi cola il trucco se ci si muove troppo. Meglio star ferme. Per far vedere che ti stai divertendo un sacco basta scoppiare in una risata acutissima (e immotivata), scuotere la chioma e guardarsi intorno per controllare che ti stiano guardando. Missione compiuta.
Gli uomini invece si dividono in due categorie: quelli che non sanno ballare e quelli che si sentono troppo fighi per farlo. Se non sapete ballare, per carità, STATE FERMI. Fermi, vi dico! Prima di peggiorare la situazione. In entrambi i casi i rappresentanti del sesso forte assaltano il bancone, si procurano il beveraggio, guadagnano faticosamente un punto d'osservazione ottimale (quello da dove si intravedono più fanciulle, ovvio) e mettono radici in quel punto.

L'unica è trovare un'alternativa. Io ne ho trovate due. La prima è quella delle serate con DJ superstar. A Milano ultimamente sono passati David Guetta, Afrojack, Paul Kalkbrenner, tanto per citare tre semisconosciuti. La seconda è quella delle feste a tema. Che tema? Qualunque tema. Marinai e Pupe. Animalier (zebre, pitoni, leopardi, eccetera. Sì, lo so, non il massimo del buon gusto, ma che ci volete fare, quest'anno gli stilisti hanno trovato l'ispirazione allo zoo di Central Park). Flower Power anni Settanta.

Le evidenti differenze tirano fuori la sociologa che è in me. E non posso non condividere.

David Guetta in tutto il suo splendore


DJ Superstar:
  • Target dai sedici ai ventidue anni, trangugiano droghe psicotrope come caramelle.
  • Vale la regola del buon automobilista, stai attento a quello che fai tu, ma soprattutto stai attento agli altri. Uno sguardo in tralice di troppo può scatenare la tragedia.
  • Non prendete il tavolo, è uno spreco. Il bello della nottata è scatenarsi in pista come se non ci fosse un domani.
  • Niente tacchi, sono scomodi.
  • Poco trucco, che a metà serata si scioglie e finite per assomigliare ad un panda ubriaco.
  • Almeno ascoltate qualche traccia prima di andare, che poi non conoscete la discografia e fate figure.

Il Flower Power Party del Pacha di Ibiza trapiantato a Milano. Tappa obbligata per il Presenzialista Agonistico.

Feste a tema:
  • Target: Milano bene, dai venti ai cinquant'anni. Il cinquantenne che ci prova con la ventenne è una costante.
  • Assicuratevi che sia davvero una festa a tema. Finire vestiti da hippie ad un raduno di yuppies milanès è il miglior modo per garantirsi morte sociale.
  • Prendete il tavolo. I poveri vanno in pista. La Milano-che-conta è assiepata nel privè. E poco importa se lo spazio vitale per persona è inferiore a quello di una favela brasiliana.
  • Non m'importa se state morendo dentro per il dolore ai piedi. La consegna è essere bella o morire. Quindi tira fuori le tue Loboutin e indossale.
  • E' concesso divertirsi. È concesso conoscere gente. Quindi lasciate a casa l'aria da “sono troppo figo per tutto questo” e godetevi la serata. Che lunedì si torna a lavurà.

giovedì 11 aprile 2013

FUORISALONE IS THE PLACE TO BE.


Sempre in collaborazione con L'Intraprendente. Manco da dirlo.

Indizio: andate lì.


Il presenzialismo agonistico è lo sport preferito dai milanesi. Anzi. È quasi una religione.
Il FuoriSalone scatena la paura più recondita : quella di perdersi qualcosa. Restare fuori, essere escluso, non sono possibilità contemplate.
Il Milanese, per sua natura, è IN. E quindi passerà una settimana a rimbalzare da un’esibizione ad un temporary museum, da un aperitivo eco a un’installazione artsy. Nel timore che da qualche parte di Milano ci sia un’installazione più chic. Una mostra più esclusiva. Un cocktail party più trendy. Non sopravviverebbe all’umiliazione.

No, non aspettatevi da me una guida agli eventi. Sono troppi. Guardate su Facebook. Dai, non mi dire che non hai Facebook. Ma dove vivi, nelle caverne? Vabbè, vai in zona Porta Genova/Tortona e stai sicuro che un posto dove bere gratis lo trovi. E intanto che sorseggi il tuo champagnino gentilmente offerto da casa di design (da cui non comprerai mai niente, causa prezzi esorbitanti e scomodità atomica), datti un’occhiata intorno. Ammira la variopinta fauna.

Hipster, hipster dovunque. Un hipster è un rappresentante di una corrente culturale (l’Hipsterismo) che, a forza di rifiutare ciò che è comune e omologato, e cercando con tutte le sue forze di essere originale, finisce per omologarsi a sua volta ed essere esattamente uguale agli altri hipster. Massì, che ne avete già visti in giro, anche se non sapevate come si chiamavano. Segni distintivi: occhialoni con montature enormi, meglio se di stilisti emergenti che nessuno conosce. Capelli rasati ai lati e ciuffi che vanno da tutte le parti. Da non confondere con il crestino gellato di Al- Sharawi, che quello fa calciatore tamarro. Accessori fluo. Vestiti a caso come se li avesse scelti un cieco, in realtà selezionati con cura maniacale.

Esempi di Hipster.

Dato che sono una persona utile e vivo per servirvi, di seguito alcuni trucchi per riconoscere a colpo d'occhio la categoria sociologica del soggetto che state osservando:
  • Se ha i tacchi è italiana. Nessuna donna di altra nazionalità è così ciula da mettersi i trampoli sul pavè.
  • Se ha le perle alle orecchie è una milanese fighetta che vuole vivere il brivido dell'esperienza bohémien.
  • Se è uomo, è gay. All'80% di probabilità. Come ha detto ieri un mio amico: “Tesoro, qui le uniche persone etero sono le donne”. Desolazione.
  • Se ha con sé cartellette/plastici/planimetrie/eccetera è un creativo, e vuole che si sappia. “Che dici, si vede che sono un creativo se sventaglio fogli a caso urlando che sono il mio ultimo progetto?”
This is FuoriSalone. E non è necessario essere dei creativi per capire che questo, questa settimana, IS THE PLACE TO BE.

mercoledì 10 aprile 2013

CHANEL, KARL LAGERFELD, E L'ARTE DEL RIMORCHIO


In collaborazione con L'intraprendente

Oggi sono andata a vedere la mostra di Karl Lagerfeld. Se non sapete chi è Karl Lagerfeld ve lo dico io, è lo stilista/icona della maison Chanel. Se non sapete chi è Chanel buttatevi nel Naviglio Grande al più presto, che la vostra vita non ha un senso.
E non ve lo racconto, perchè scrivere di Chanel in un articolo da tremila battute è un po' come fare il riassunto dell'opera omnia di Shakespeare sul retro dello scontrino Esselunga.
Insomma, Karl Lagerfeld ha preso uno dei capi cult della sua casa di moda, la Little Black Jacket (letteralmente, piccola giacca nera), l'ha schiaffata addosso a dei tizi e delle tizie, e li ha fotografati.
Mica dei tizi qualunque eh, sia mai. Star e superstar. Modelle. Attrici, attori, stilisti, ballerini. Socialites, che è un modo carino di descrivere una tizia che ha ereditato un sacco di soldi e passa la vita a fare shopping e presenziare agli eventi chic. E' un duro lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.

Karl Lagerfeld. Dio, per gli amici.

Foto rigorosamente in bianco e nero. Soggetti sublimi. Camionate di complessi d'inferiorità per il visitatore. Ma ne vale la pena. Uma Thurman talmente sexy che ti viene voglia di mangiartela. Charlotte Gainsborough molto incinta e molto sorridente. Roberto Bolle (ballerino della Scala) in tutina, posa plastica e ali di piume nere. Anna Wintour (la direttrice di Vogue America, immortalata nel film “Il diavolo veste Prada”) di spalle, perchè il suo caschetto biondo è così riconoscibile che non c'è neanche bisogno di ritrarla di faccia. Carla Bruni, in tailleurino. Manca la scritta AAA ex Prèmiere Dame con esperienza pluriennale cerca Presidente in carica scopo matrimonio, astenersi perditempo. Menzioni d'onore ai maschietti, Alexander Wang (stilista) con il suo inquisitivo sguardo asiatico. Raphael Personnaz (attore) che non so in cosa abbia recitato ma mi è improvvisamente venuta voglia di guardare i suoi film. E ultimo ma non ultimo Vladimir Restoin Roitfeld (mercante d'arte), che è l'uomo della mia vita e ancora non lo sa.

La mostra. Un esempio dei complessi d'inferiorità che vi verranno.


Andateci, a questa mostra. Dico sul serio. Uno perchè è gratis. Due perchè è alla Rotonda della Besana a Milano, che è sempre un bel posto da vedere, anche se di moda non ve ne frega una cippa.
Tre perchè se siete donne potete vantarvene con le amiche, e se siete uomini potete usarla per far colpo sulle ragazze. Funzionerà, credetemi. Vi adoreranno. Sappiate però che finirete trascinati in interminabili sessioni di shopping: “Tanto i vestiti piacciono anche a te, no, sei andato alla mostra di Chanel!”. Ah, cosa non si fa per rimorchiare.

The Little Black Jacket,
by Karl Lagerfeld and Carine Roitfeld
Dal 6 al 20 Aprile 2013
Rotonda della Besana
Via Enrico Besana 12, Milano



sabato 23 febbraio 2013

Indosso dunque sono.


Settimana della Moda, Street Style e altre sciagure.

In collaborazione con L'Intraprendente 

fashion-week

Io la adoro, la settimana della moda. Ma non ho ancora capito perchè.
Voglio dire, è la settimana in cui la consapevolezza del buco nero che è il mio conto in banca – di cui nel resto dell'anno sono vagamente cosciente – si fa strada nel mio cervello con dolorosa certezza.
Li vedi tutti quegli abiti meravigliosi, bambina? Ammira quella profusione di sete e chiffon, quella teoria di tagli sartoriali e linee perfette, quella cascata di scarpe principesche.

Continua ad ammirarli. Da lontano. E sappi che non potrai mai averli, perchè con le tue disponibilità al massimo riesci a comprare i ritagli di tessuto. Forse. 

Tu sei una donna normale. Lo spauracchio del mondo della moda, il fashion don't per eccellenza.

Se il motto della Fashion week è senza dubbio “Indosso, dunque sono”, il suo primo comandamento è “Rifuggi dall'essere una donna normale.”
Distinguiti. Osa. Indossa pure abiti assurdi, basta che si capisca che nella tua vita non hai mai compiuto azioni plebee quali fare la spesa, accompagnare i figli a scuola o, Dio ce ne scampi, lavorare.
Lavorare è out. Lavorare fa così contadina dell'800, vorrai mica mischiarti con la gente comune?

L'apice della celebrazione di questo comandamento non viene raggiunto, come sarebbe facile pensare, sulle passerelle. Sulle catwalk è normale, ti aspetti che la stangona denutrita indossi tacchi da quindici centimetri. Ce la faccio anch' io, a portare dei trampoli per venti metri, su terreno non accidentato. Prova a correre per prendere il tram con quelle scarpettine, stangona, e poi ne riparliamo. Ah, e porta i miei saluti alle tue caviglie divelte.

Dicevamo, il comandamento viene onorato alla massima potenza fuori dalle sfilate.
Il fenomeno si chiama “Street Style”, e l'idea che ci sta dietro è piuttosto semplice: “Io, stilista in crisi creativa, mi studio un po' come si veste la gente normale in giro e rimaneggio i suddetti capi per creare una collezione che verrà definita originale, d'avanguardia e deliziosamente eccentrica. Facile e veloce”. Una sorta di meta- moda, insomma, la moda sulle passerelle che si ispira alla moda per strada, che si ispira alla moda delle passerelle.

Nei fatti, questo si traduce in folle di tizie vestite in modo irrazionale che venderebbero la propria madre per essere fotografate una volta di più. Sono scene curiose. Alcune chicche: pantaloni scozzesi di flanella a quadrettoni arancio e marroni abbinati ad un informe cappotto rosso. Immancabili i sandali senza calze. Adesso, io non è che vorrei darti una cattiva notizia, ma Milano in questi giorni è il Circolo Polare Artico. Coprirsi, no?
Oppure, il mio preferito, una blogger che è riuscita ad accoppiare un cappotto arancione, cappello e borsa blu elettrici e vestito floreale.
Allora, anche se in teoria è possibile creare un abbinamento tra Nutella e taleggio, questo non vuol dire che tu lo debba fare. O che sia una buona idea.

Ma dopotutto, è la moda, bellezza. E l'unica regola è che non ci sono regole.

lunedì 7 gennaio 2013

TRASLOCHI: UNA GUIDA PRATICA


Non c'è niente da fare: Milano esercita un fascino irresistibile sulla pulzella aspirante Carrie. Facciamocene una ragione.

Sì, la vostra piccola città di provincia in cui siete cresciute è a misura d'uomo, poco traffico, immersa nel verde, e blablah e blablah.

Ma.

Negozi.
Locali.
Lavori talmente toghi che JP Morgan in confronto è come fare la cassiera al supermercato sottocasa.
Frotte di gnocconi biondi che aspettano solo voi.

E quindi. Ciao Madreh, sei simpatica, ti voglio bene, grazie per avermi dato la vita e per avermi nutrita durante tutti questi anni, ma io me ne vo'. Ciao, eh. Ti porterò una palla di vetro con il Duomo sotto la neve. Se mi ricordo, che sarò troppo occupata a vivere la mia nuova vita pseudonewyorkese.

La pulzella può mica vivere sotto i ponti, però. Non è chic.
Vi immaginate la conversazione surreale “Siii, ciao nuova compagnia di amici tostissimi, venitemi a trovare stasera, cucino io!
...l'indirizzo? Sul navigatore?
Ehm... Ponte del Naviglio Grande.
No, no, non lì vicino, proprio sotto il ponte. Sì, io abito lì”.

Conseguente azzeramento della vita sociale.

Per cui. Trovare casa.

Una volta reperita magione acconcia alle vostre necessità (requisiti: dimensioni ottimali, coinquilini accettabili, zona in cui non vi violentino appena uscite di casa, ragionevole distanza dal lavoro) dovrete portare la vostra roba dal punto A – vecchia casa – al punto B – casa nuova - .

Massì, che sarà mai. Ho tre vestiti, due paia di scarpe e qualche libro.

DUE VESTITI?!?!? Diciamo DUECENTO! Dove eravate, stronzi, quando avevo le crisi epilettiche da “Non ho niente da mettermi?” Dove vi nascondevate, stupidi tacchi dodici, quando c'avevo la serata Figheggiamento Estremo? Eh?

Inscatolare. Inscatolare. Inscatolonare quanto più possibile.

Iniziate piegando anche le mutandine e disponendole accuratamente. A metà del primo scatolone accorgetevi che ve ne mancano ancora dodici. Finite di riempire i restanti undici scatoloni e mezzo buttandoci dentro qualunque cosa. Appallottolata. Informe. (Le ultime parole famose: “Tanto poi lo piego DOPO”.)

Scotchate il tutto. Sollevate un pacco a caso. Beh, sarà leggero, ci sono dentro solo scarpe.
Mhhggnnn...GGGHHHH...ok. Oggi abbiamo imparato una cosa nuova: le scarpe hanno lo stesso peso specifico del piombo fuso.

...due scoliosi e molte imprecazioni più tardi...

CE L'AVETE FATTA!! Complimenti, mie care amiche, ora anche voi entrerete a far parte della crème d'Italia, vi divertirete appacchi e i tacchi dodici non vi faranno mai male, neanche dopo un'intera serata passata a ballare sul tavolino di un locale.

Perchè?

Perchè voi ora siete milanesi. Siete POTENTI. Siete FIGHE.

Andate e vivete la voostra nuova, luminosa, scintillante vita milanese. Tanto lo sapete che mammà è sempre pronta ad accogliervi back, se toppate.

lunedì 22 ottobre 2012

Autunno E Altre Sfighe


Devo ammettere che l’autunno mi straccia un po’ meno le balle da quando ho scoperto di essere riccia. Oddio riccia, mossa, via.
Ma quando avevo il capello drittissssimo e la mia ambizione principale era essere scritturata come Pantène Protagonist dell’anno, allora sì che l’autunno mi sconvolgeva nell’animo.

Il mio primo pensiero la mattina era: “Piove? Oddio piove, ho fatto la piega ieri, mi verranno fuori quei riccioletti agghiaccianti e quei ciuffi indomabili che neanche col Super Attack.”
Che il peggio non è neanche la pioggia, la pioggia la affronti da donna a donna, la sfidi. Ci hai l’ombrello, ci hai il cappuccio da adagiare morbidamente sui capelli freschi di piega (morbidamente, eh, che poi mi si sminchia tutto l’ambaradan), malissimo che vada ci hai la piastra nella borsetta, perchè sai cara “ho i capelli lisci naturali, mi vengono così da soli”. BOOM, cazzata.

No.
Il peggio è LA NEBBIA MILANèS.
Tralascio il freddo nelle ossa, che neanche il Pinguino DeLonghi serve, tralascio la depressione cosmica da “No, madreh, altri sei mesi di buio pesto e freddo NOOOOOH”.
Quando pensavamo di aver debellato anche l’ultimo riccio a forza di piastrate e balsami cos-to-sis-si-mi; quando finalmente il liscio poteva assomigliare vagamente al liscio-morbidoesplendente-come-seta della pubblicità; quando, insomma, avevamo quasi raggiunto una forma umana…

…la nebbia infidamente si inzicca nelle intercapedini tra i capelli, si annida, si attorciglia, e regala il crespo alla Hermione Granger pre- Sleekeazy.
No, ma grazie, eh. Grazie.


Tipo così. Notare la faccia disperata e la spazzola irrimediabilmente aggrovigliata tra le chiome. Sì, ho dovuto tagliare qualche ciocca, anche, non fatemici pensare che piango ancora.

Un’altra attività che mi scartavetra l’utero con viuuulenza è LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE.
No, le castagne le odio. Ogni, Santo, Anno, in autunno c’è il simpaticone che puntualmente “DAAAI, questa domenica andiamo a raccogliere castagne!”. Entusiasmo immotivato.
Vacci tu a castagne. Io sto a casa a leggermi un bel libro.
Mi pungo coi ricci, mi vengono i geloni ai piedi, le caldarroste mi ustionano le dita … Cosa vorrebbe significare “Mettiti le scarpe da ginnastica?!?!”

Ennocell’ho, le scarpe da ginnastica. Puah le scarpe da ginnastica. Bleah proprio.

Jackie O’ non ne ha mai avuto bisogno, non vedo perchè dovrei averne io.
Di solito dopo questa tirata (ho lasciato fuori gli anatemi più creativi, sia mai che leggano dei minorenni) mi lasciano felicemente in pace spalmata sul mio divano, che è Cosa Buona E Giusta.
MA.
Dai, ammettiamolo, la Stagione del MALE non ha solo lati negativi. Forse.
Il CIBO, ad esempio.

Non so se succede a tutti, ma in Agosto solo vedere un’insalatina mi manda in ebollizione; il carpaccio mi accalda; il sushi poi, per carità! Sudore copiosissimo.
Appena la temperatura si abbassa, invece, il pensiero del cibo diventa non solo sopportabile, ma quasi piacevole… vabbè dai, siamo sincere. Diciamolo che la smettiamo di fare le ninfe dei boschi e ci abbuffiamo come facoceri, che è più vicino alla realtà.
Pizzoccheri, aumentate i miei trigliceridi! Vino rosso, alzami la pressione, così potrò morire cofana ma soddisfatta! Sì, sciatt, depositatevi nei miei cuscinetti adiposi, vi voglio tutti qui vicino a me!!
Morbegno in Cantina. Disciplina olimpica per alcolizzati. Notare il bicchiere al collo a mo' di San Bernardo.

O il RISCALDAMENTO.
Ciccio, ci sono meno 200 milioni di gradi fuori, gli orsi polari vanno in giro coi maglioni di lana spessi due dita, e tu accendi ancora la maledetta ARIA CONDIZIONATA PINGUINANTE?!?!
Il mio alveolo sinistro è in ipotermia, quando mi gela anche il destro chiedo la pensione di invalidità, sappilo.
ALZA ‘STO TERMOMETRO! Dai, che non ti fanno male le braccine a girare la rotella dall’altra parte, SU!

Ecco, un po’ di più… ancora un pochino… ok, trentacinque gradi sono una temperatura ottimale direi.
E nun t'azzardà ad abbassarlo, CHE TI VEDO!

Cappotto Sub Dued
Felpa H&M
Jeans Zara
E poi basta che mi deprimo a pensare quanto so' poraccia.